{"id":15,"date":"2013-09-12T23:40:23","date_gmt":"2013-09-12T23:40:23","guid":{"rendered":"http:\/\/ecbiz172.inmotionhosting.com\/~cultur53\/ortodossia.eu\/?p=15"},"modified":"2015-04-27T23:44:09","modified_gmt":"2015-04-27T23:44:09","slug":"padre-sofronio-un-monaco-per-il-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ortodossia.eu\/index.php\/2013\/09\/12\/padre-sofronio-un-monaco-per-il-mondo\/","title":{"rendered":"Padre Sofronio, un monaco per il mondo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\">di Maxime Egger<\/p>\n<p><strong>\u201cIo sono\u201d<\/strong><br \/>\n&#8220;Il Signore \u00e8 ineffabilmente generoso, ma si dona a ognuno di noi nella misura in cui, liberamente, siamo pronti a riceverlo&#8221;, scriveva padre Sofronio. Il fatto che ci siano esseri umani che fin dalla nascita sono consumati dalla sete di assoluto \u00e8 uno dei misteri della persona umana e della prescienza di Dio. Nato a Mosca nel 1896, in una grande famiglia ortodossa, Padre Sofronio fu certamente uno di questi uomini. <!--more-->Turbato dalle grandi questioni metafisiche fin dall\u2019infanzia, Sofronio fu presto consapevole della tragicit\u00e0 dell&#8217;esistenza umana, grazie alla grande letteratura russa ma anche alla storia, che esplode nei massacri assurdi della Grande Guerra e nell\u2019escatologia sanguinaria della Rivoluzione d\u2019Ottobre. Ufficiale del genio, non and\u00f2 al fronte, ma per due volte fu incarcerato dalla polizia bolscevica nella prigione Liubianka di Mosca.<\/p>\n<p>Mentre il mondo attraversa l\u2019orrore e la barbarie, Padre Sofronio sperimenta un grande tormento interiore causato dal \u201cricordo della morte\u201d. Non il semplice \u201cmemento mori\u201d caro alla tradizione ascetica, ma un tuffo vertiginoso dell\u2019anima nel gorgo del nulla. Sentiva che con la \u201csua morte\u201d sarebbe morto tutto ci\u00f2 che la sua coscienza aveva fatto proprio: l&#8217;umanit\u00e0, il cosmo e persino Dio. Esperienza potente da cui ottiene due sentimenti paradossali: un profondo senso della vanit\u00e0 dell\u2019esistenza, e un\u2019apertura \u201cnel vuoto\u201d al mistero della persona, capace di abbracciare il creato e l\u2019increato, e all\u2019Essere infinito. \u201cNel vuoto\u201d perch\u00e9, quando aveva diciassette anni, un mattino gli era venuta l&#8217;idea che l&#8217;assoluto non pu\u00f2 essere \u201cpersonale\u201d, che l&#8217;eternit\u00e0 contenuta nel amore evangelico non \u00e8 che sentimentalismo e \u201cdisprezzabile psichismo\u201d. Abbandonato il Dio vivente della sua infanzia, si rivolge allora al misticismo dell\u2019Oriente non cristiano. Pratica una forma di meditazione orientale e si sforza di svuotare la sua mente da tutte le \u201cforme relative\u201d. Confondendo l&#8217;individuo con la persona, serve, come dir\u00e0 pi\u00f9 tardi, il \u201cDio dei filosofi, che in realt\u00e0 non esiste\u201d.<\/p>\n<p>Parallelamente si dedica appassionatamente alla pittura, che ha studiato presso la Scuola Nazionale di Belle Arti di Mosca. Ma i disordini della rivoluzione bolscevica perturbano il suo lavoro e decide di emigrare. Dopo un passaggio in Italia e in Germania, giunge a Parigi nel 1922. Subito gli viene offerta la possibilit\u00e0 di esporre nei templi pi\u00f9 illustri dell&#8217;arte moderna, al Salon d\u2019Automne e al Salon des Tuileries. Ricerca dell&#8217;invisibile dietro il visibile, la pittura, anche se gli procura \u201cistanti di gioia raffinata\u201d, non lo soddisfa. \u201cI mezzi di cui disponevo\u201d, dovr\u00e0 ammettere, \u201cerano incapaci di restituire la bellezza che regna nella natura\u201d.<\/p>\n<p>Poi, un giorno, Colui che padre Sofronio aveva abbandonato gli Si manifesta. Esperienza sconvolgente alla quale un testo della Bibbia d\u00e0 il suo vero senso: \u201cIo sono colui che sono\u201d (Esodo 3, 14). Come pu\u00f2 Dio, che \u00e8 senza inizio, Creatore e padrone dell&#8217;universo, dire \u201cIo sono\u201d? \u201cSvolta nella storia umana\u201d, questa rivelazione fatta a Mos\u00e8 dall\u2019Essere assoluto come \u201cpersona\u201d, \u201cipostasi\u201d, \u00e8 per padre Sofronio una vera via di Damasco. \u201cGrande \u00e8 la parola \u2018io\u2019\u201d, scrive. \u201cEssa designa la persona. Solo la persona vive realmente. Dio \u00e8 vivo, perch\u00e9 \u00e8 ipostatico. Il contenuto di questa vita \u00e8 l&#8217;amore. Poich\u00e9 Dio dice \u2018Io\u2019, l\u2019uomo pu\u00f2 dire \u2018tu\u2019. Nel mio \u2018io\u2019 e nel Suo \u2018tu\u2019 si trova l\u2019intero Essere, sia questo mondo che Dio. Fuori e al di l\u00e0 di Lui non c\u2019\u00e8 nulla. Se io sono in Lui, allora \u201cIo sono\u201d, ma se sono fuori di Lui, muoio\u201d.<\/p>\n<p>\u201cRealt\u00e0 suprema e primordiale dell\u2019Essere\u201d, questo principio ipostatico\u00a0 ha un nome e un volto, tremendo per il Suo potere e la Sua santit\u00e0: Ges\u00f9 Cristo. \u201cSenza di lui non conoscerei n\u00e9 Dio n\u00e9 l&#8217;uomo\u201d, scrive padre Sofronio, contemplando nel Figlio del Padre il progetto pre-eterno di Dio sull\u2019uomo: la salvezza come deificazione. \u201cL&#8217;uomo \u00e8 pi\u00f9 di un microcosmo, \u00e8 un piccolo dio.\u201d Poich\u00e9 Dio, assumendo la condizione di servo, si \u00e8 reso intutto simile all\u2019uomo, l&#8217;uomo ha la possibilit\u00e0 di diventare in tutto simile a Dio. Per Padre Sofronio la santit\u00e0 non \u00e8 di ordine etico, ma ontologico: \u201cNon \u00e8 santo colui che ha raggiunto un livello elevato nella morale umana o in una via di ascesi e anche di preghiera (anche i farisei digiunavano e recitavano lunghe preghiere), ma colui che porta in s\u00e9 lo Spirito Santo\u201d.<\/p>\n<p>Gioia infinita, questa auto-rivelazione di Dio \u00e8 anche per Padre Sofronio la fonte di un \u201cdolore che sar\u00e0 il filo conduttore di tutta la sua vita in Dio\u201d. Perch\u00e9, rivelandoSi come egli \u00e8, Dio gli permette di vedersi come lui \u00e8, nella profondit\u00e0 pi\u00f9 intima del suo essere. Illuminando la sua anima, lo Spirito Santo gli fa vedere la profondit\u00e0 del suo peccato e della sua tenebra interiore. Peccato non come trasgressione di una norma etica, ma come ignoranza del vero Dio, rifiuto dell&#8217;amore del Padre, \u201cseparazione dalla fonte ontologica del nostro essere\u201d. Scoprendo con orrore il suo \u201ccadavere interiore\u201d, padre Sofronio entra allora \u201cnell\u2019inferno del pentimento\u201d. Un dono del Cielo, \u201cpi\u00f9 grande di quello di vedere gli angeli\u201d, che egli considera come la sua terza nascita, dopo quella secondo la carne e quella secondo lo Spirito. Consapevolezza della propria ndegnit\u00e0, vergogna, disperazione, odio di s\u00e9, i sentimenti pi\u00f9 estremi lo opprimono. Come Pietro, dopo aver rinnegato il Salvatore, versa lacrime \u201cche spezzano le ossa\u201d. Tuttavia, piuttosto che distruggerlo, questa sofferenza metafisica, peggiore del dolore fisico pi\u00f9 forte, rifonda la sua natura creata e fa sorgere in lui \u201cun altro sguardo, un altro ascolto, l&#8217;energia di una vita nuova\u201d.<\/p>\n<p><strong> La luce increata<\/strong><br \/>\nDal Fuoco che brucia le passioni e purifica alla Luce che illumina l\u2019anima: padre Sofronio ricever\u00e0 la grazia di questo passaggio nel 1924. La vigilia di Pasqua del 1924, subito dopo la Santa Comunione, Dio lo visit\u00f2 e gli fece contemplare la luce increata del Suo regno. \u201cL\u2019ho percepita come un tocco dell&#8217;eternit\u00e0 divina nel mio spirito. Dolce, piena di pace e di amore, questa luce \u00e8 rimasta con me per tre giorni. Essa ha dissipato le tenebre del nulla che si alzavano di fronte a me. Risorgevo, e nello stesso tempo, dentro di me e con me, tutto il mondo risorgeva. L&#8217;unica vera schiavit\u00f9 \u00e8 quella del peccato. L&#8217;unica vera libert\u00e0 \u00e8 la risurrezione in Dio\u201d.<\/p>\n<p>Insieme alla conoscenza pratica della mistica orientale, quest\u2019esperienza della Luce increata, che non cesser\u00e0 di approfondire, dar\u00e0 a Padre Sofronio una visione penetrante delle diverse modalit\u00e0 di contemplazione: divina, umana o demoniaca. Il suo discernimento lo far\u00e0 diventare un interlocutore privilegiato per molti avventurieri dello spirito. Nessuno ha mostrato meglio di lui le illusioni e i pericoli inerenti a certe forme di pseudo-gnosi, e mistiche naturali, basate sui metodi psicotecnici: la confusione tra la Luce increata (che viene da Dio) e la luce creata dall\u2019intelletto (che \u00e8 soltanto il suo riflesso), auto-deificazione attraverso l\u2019identificazione della natura umana con quella di Dio,\u00a0 pacificazione interiore che non \u00e8 spesso che una forma di \u201cquietismo\u201d, incompatibilit\u00e0 tra la meditazione (rilassamento), e la preghiera (tensione estrema), dissolvimento della persona umana nel \u201coceano immutabile dell\u2019assoluto impersonale\u201d. Per padre Sofronio, \u201cla vista della Luce increata \u00e8 indissolubilmente legata alla fede nella divinit\u00e0 di Ges\u00f9 Cristo\u201d. Ne deriva e la conferma. Numerosi sono i gu\u00e9noniani, schuoniani, buddhisti e altri gnostici che il Cristo ha convertito attraverso il loro incontro con padre Sofronio.<\/p>\n<p>Evidentemente, la Pasqua del 1924 segna una svolta nel cammino di Padre Sofronio. Lo Spirito Santo, come dir\u00e0, \u201cha riversato nel suo cuore un\u2019ispirazione che non lo abbandoner\u00e0 pi\u00f9\u201d. Gli ha dato la \u201dfolle audacia\u201d necessaria per essere cristiano. Una nuova vita inizia. Si immerge fino in fondo nella preghiera, \u201cincontro vivo della nostra persona creata con la Persona divina\u201d. Si sente di fronte a una scelta radicale: o l&#8217;adozione filiale da parte di Dio Padre o l&#8217;oscurit\u00e0 del non-essere. \u201cNon c&#8217;\u00e8 via di mezzo\u201d, considera. Nel suo cuore, una terribile battaglia oppone il suo amore per Cristo e la sua passione per l&#8217;arte, che \u201clo possiede come uno schiavo\u201d. Dopo mesi di lacerazione interiore, come Abramo pronto a sacrificare ci\u00f2 che ha di pi\u00f9 caro, abbandona la pittura.<\/p>\n<p>Desideroso di dedicare la sua vita a Dio, padre Sofronio entra allora all&#8217;Istituto Saint-Serge, appena fondato a Parigi. Ma gli studi non lo soddisfano. Egli trova che l\u00ec si parla meno di Dio che su e intorno a Dio. Fino alla fine della sua vita manterr\u00e0 un atteggiamento critico verso la teologia accademica. Utile alla vita storica della Chiesa, la scienza teologica non lo \u00e8, secondo lui, n\u00e8 alla salvezza personale, n\u00e9 alla vera conoscenza di Dio, per il motivo che essa \u201cci offre solo una comprensione intellettuale, ma non ci eleva veramente nel dominio dell&#8217;Essere Divino\u201d. Per padre Sofronio, discepolo fedele di San Silvano (1866-1938), \u201cil cristianesimo non \u00e8 una dottrina, ma la vita\u201d. La teologia non \u00e8 un esercizio speculativo, ma \u201clo stato di essere ispirati dalla grazia divina\u201d. La conoscenza spirituale non \u00e8 un sapere, ma \u201cl\u2019esperienza esistenziale della comunione con Dio\u201d. Primato dell\u2019esperienza esistenziale dunque, senza che per altro escluda la necessit\u00e0 essenziale di una conoscenza dogmatica forte. Come scrive padre Sofronio, \u201cuna vita giusta \u00e8 condizionata da delle concezioni corrette su Cristo e sulla Santa Trinit\u00e0. Viceversa, la minima deviazione dalla verit\u00e0 nella nostra vita interiore snatura la nostra prospettiva dogmatica\u201d.<\/p>\n<p>Nel 1925, padre Sofronio parte per il Monte Athos e diventa monaco nel monastero russo di San Panteleimon. Per lui, il monachesimo \u00e8, secondo l&#8217;espressione di Teodoro Studita (sec VIII-IX) che ama citare, \u201cla terza grazia\u201d. \u00c8 la vita celeste sulla terra, il cuore spirituale della Chiesa. Presto riceve la grazia della preghiera incessante, \u201cdono di Dio collegato a un altro dono: il pentimento\u201d. Abitato, trasfigurato dalla preghiera, diventa preghiera, colonna di intercessione tra la terra e il cielo. Il monaco, per lui, \u00e8 l&#8217;icona della Madre di Dio. \u00c8 colui che prega per il mondo intero, secondo il sacerdozio regale e profetico di Melchisedec, sacerdozio universale e accessibile a tutti i cristiani, spiritualmente superiore al sacerdozio gerarchico della trib\u00f9 di Aronne.<\/p>\n<p>Al Monte Athos, padre Sofronio fa anche l\u2019esperienza della perdita della grazia. Segnato dalla \u201clegge del peccato\u201d, l&#8217;uomo non pu\u00f2 nella vita terrena \u201cconservare pienamente il dono dell&#8217;amore di Dio\u201d. Presto o tardi, vittima delle sue passioni, sente l\u2019abbandono dello Spirito Santo nella sua forma tangibile. Basta un niente, un semplice movimento dell\u2019orgoglio, un ritorno compiacente della coscienza su se stessa, perch\u00e9 il cuore si chiuda e lo spirito si oscuri. La caduta si verifica talvolta \u00e8 tale che l\u2019uomo sprofonda nell\u2019accidia, malattia spirituale che padre Sofronio definisce come \u201cmancanza di preoccupazione per la propria salvezza\u201d.<\/p>\n<p>A seconda del grado della grazia ricevuta in precedenza, questo abbandono di Dio pu\u00f2 essere vissuto come un vero \u201cinferno\u201d: un\u2019angoscia, uno sconforto, un dolore vicini a quelli che Cristo ha conosciuto nel Getsemani e sul Calvario. Per ritrovare la grazia, in altre parole per trasfigurare il nostro essere spogliandolo dalle sue passioni, \u00e8 necessaria un\u2019ascesi, una lotta interiore, un \u201cprocesso di ch\u00e9nosi totale\u201d attraverso il quale si esprima il nostro desiderio di seguire Cristo, di somigliargli in maniera pi\u00f9 perfetta. \u201cL&#8217;amore di Cristo \u00e8 una beatitudine con la quale niente al mondo pu\u00f2 essere confrontato\u201d, scrive padre Sofronio. \u201cMa, allo stesso tempo, amare con l&#8217;amore di Cristo significa bere al suo calice. L\u2019amore di Dio \u00e8 chenotico. Egli ci ha comandato di amarlo fino all\u2019odio di se stessi\u201d.<\/p>\n<p><strong> Tenebre e speranza<\/strong><\/p>\n<p>Dono gratuito della grazia, abbandono da parte di Dio, riconquista della grazia. Per Padre Sofronio, tutta la vita spirituale \u00e8 in questo triplice movimento. Lui stesso non cesser\u00e0 mai di vivere \u201callo stesso tempo le tenebre della morte e la speranza in Dio che ci salva\u201d. Questa oscillazione tra inferno e luce, questa condizione paradossale in cui l&#8217;anima viene assunta in cielo e, allo stesso tempo, gettata nelle valli oscure dell&#8217;inferno, segner\u00e0 il suo lungo camino \u201cattraverso i tormenti\u201d e diventer\u00e0 una delle chiavi della sua spiritualit\u00e0.<\/p>\n<p>Da questa esperienza di fuoco, padre Sofronio non potr\u00e0 tuttavia trarre vantaggio se non quando, evento capitale nella sua vita, nel 1930 incontra il beato Staretz Silvano. Subito Sofronio, intellettuale colto e ferito dalla metafisica, si mette ai piedi di questo uomo semplice di origine contadina, quasi analfabeta. Vivendo al massimo grado l\u2019amore per i nemici, vicino all\u2019impassibilit\u00e0, lo staretz Silvano aveva sperimentato gli stati spirituali pi\u00f9 estremi: la visione disperata della sua condanna in eterno, seguita, in un momento d\u2019illuminazione, dall\u2019incontro con Cristo nella sua Luce splendente. Intorno al 1905, mentre Einstein annunciava le rivoluzioni del XX secolo con la sua teoria della relativit\u00e0, questo santo monaco aveva ricevuto da Cristo una parola di salvezza per il nostro tempo: \u201cTieni il tuo spirito all\u2019inferno e non disperare\u201d.<\/p>\n<p>Per padre Sofronio, questo richiamo a una permanente autocondanna \u00e8 l&#8217;espressione pi\u00f9 perfetta della via chenotica del Cristo, il cammino pi\u00f9 diretto e pi\u00f9 sicuro verso la perfezione. \u00c8 abbassandoci come indegni di Dio, condannandoci ai tormenti eterni dell&#8217;inferno che annienteremo in noi ogni passione, che renderemo il nostro cuore umile e libero di ricevere l&#8217;amore di Dio. Poich\u00e9 \u201cuna cosa \u00e8 l\u2019umilt\u00e0 ascetica e tutt\u2019altra cosa \u00e8 l&#8217;umilt\u00e0 di Cristo\u201d. La prima \u2013 relativa \u2013 consiste nel vedersi come il \u201cpeggiore di tutti\u201d, ed \u00e8 il risultato di una lotta\u00a0 terribile contro i pensieri. La seconda \u2013 assoluta \u2013\u00a0 \u00e8 \u201cun attributo dell&#8217;amore di Dio che si offre senza misura\u201d, \u00e8 l&#8217;azione dello Spirito Santo in noi, quando viviamo l&#8217;intera umanit\u00e0, l\u2019Adamo totale, come noi stessi.<\/p>\n<p>Lo staretz Silvano si addorment\u00f2 nel Signore il 24 settembre 1938. Nella primavera successiva, padre Sofronio and\u00f2 a vivere come eremita in una cella a Karoulia, nel cuore del \u201cdeserto\u201d atonita. Qui mette alla prova la fedelt\u00e0 suo amore per il Padre e approfondisce la sua conoscenza della realt\u00e0 divina, e soprattutto va fino al fondo del suo pentimento e della sua ch\u00e9nosi. Nella solitudine, vive momenti di preghiera pura. In un atale preghiera, faccia a faccia con Dio, senza la distrazione di immagini o pensieri, l\u2019intelletto e il corpo si uniscono perfettamente nel cuore, lo spirito \u00e8 trascinato nell\u2019infinito immenso, luminoso e senza nome dell\u2019eternit\u00e0 divina, oltre i confini dello spazio e del tempo. A questo proposito, il procedimento letterario utilizzato da padre Sofronio nell\u2019ultimo capitolo del suo libro Preghiera, esperienza della vita eterna, non inganna nessuno: il \u201cvenerabile asceta\u201d che egli interroga per essere iniziato ai misteri della Luce del Tabor gli somiglia troppo per non essere lui stesso. Attraverso la parola del vecchio \u201cgiudicato degno di contemplare questa luce\u201d \u2013\u00a0 figura dietro la quale si nasconde e che manifesta la sua umilt\u00e0 \u2013\u00a0 \u00e8 evidentemente la sua propria esperienza che ci comunica.<\/p>\n<p><strong> La preghiera per il mondo<\/strong><\/p>\n<p>Ma, nuovco paradosso, mentre l&#8217;uomo \u201csperimenta la presenza del Dio Vivente fino a dimenticare il mondo\u201d, la preghiera allarga il suo cuore e la sua coscienza fino alle dimensioni del cosmo. L\u00e0, nel \u201cdeserto\u201d athonita, padre Sofronio sente l\u2019eco della guerra nella profondit\u00e0 della sua caverna. Di notte, in particolare, il grido dell&#8217;umanit\u00e0 sofferente gli trafigge il cuore. Come lo staretz Silvano, prega per il mondo intero, per l\u2019Adamo totale, piangendo come per se stesso. In queste lacrime, dono di Dio, vede un riflesso della preghiera di Cristo nel giardino del Getsemani, quando \u201ctriste fino alla morte, il suo sudore divent\u00f2 come gocce di sangue che cadevano al suolo\u201d (Mt 26, 38 e Lc 22, 44). Capisce allora il profondo significato della parola di Cristo: \u201cAmerai il tuo prossimo come te stesso\u201d. Questo comandamento, secondo lui, non rivela tanto la misura con la quale dobbiamo amare, quanto l\u2019unit\u00e0 ontologica di tutti gli uomini, spezzata dal peccato originale ma gi\u00e0 restaurata da Cristo mediante la Sua incarnazione, morte e risurrezione, e che ognuno di noi deve realizzare nell\u2019amore. Amare con l&#8217;amore di Cristo significa introdurre nella propria esistenza personale la vita di tutta l&#8217;umanit\u00e0, prendere su di s\u00e9 tutto il male del mondo come il proprio male, includere nel pentimento per i propri peccati i peccati del prossimo.<\/p>\n<p>\u201cPregare per gli uomini significa versare il proprio sangue\u201d, diceva san Silvano. Una tale preghiera, per\u00f2, non si realizza da sola. Essendo un dono dello Spirito presuppone un pentimento perfetto. Essenziale in quanto salvifica, essa \u00e8 anche a rischio di impotenza. Poich\u00e9, come diceva Padre Sofronio, \u201cniente e nessuno pu\u00f2 privare l\u2019uomo della sua libert\u00e0 di cedere al male, di preferire l&#8217;oscurit\u00e0 alla luce. Gli uomini costruiscono essi stessi il proprio inferno\u201d. E l\u2019inferno peggiore, il pi\u00f9 grande peccato, \u00e8 la guerra. Contro questa maledizione cosa pu\u00f2 fare un cristiano? In questa fine di secolo, nella quale fanatismi di ogni genere, religiosi, nazionalisti ed etnici, insanguinano le terre dell\u2019antica cristianit\u00e0, \u00e8 necessario pi\u00f9 che mai ricordarsi del duplice messaggio di san Silvano e di padre Sofronio. In primo luogo, l&#8217;universalit\u00e0 del Verbo incarnato di Dio: \u201cIo non conosco un Cristo greco, russo, inglese, arabo\u201d, dice padre Sofronio. \u201cCristo, per me, \u00e8 tutto, \u00e8 l\u2019Essere sovracosmico. Quando limitiamo la persona di Cristo, abbassandola per esempio sul piano delle nazionalit\u00e0, perdiamo tutto e precipitiamo nelle tenebre\u201d. Poi, l&#8217;amore per i nemici. Per padre Sofronio questo comandamento di Cristo \u00e8 n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che la pietra angolare del Vangelo. Esso \u00e8 il solo rimedio per tutti i mali, il criterio ultimo e insuperabile della vera fede, della vera comunione con Dio, della verit\u00e0 nella Chiesa. Chi ha la forza dell\u2019amore per i nemici conosce Cristo in spirito e verit\u00e0. Chi al contrario non ce l\u2019ha \u00e8 ancora prigioniero della morte, non \u00e8 ancora &#8220;ortodosso&#8221;, ovverro non conosce ancora Dio \u201ccome Egli \u00e8\u201d.<\/p>\n<p>In sostanza, da cosa si riconosce l\u2019amore per i nemici? Dal fatto che si preferisce essere uccisi piuttosto che uccidere, dice padre Sofronio. \u201cNon dobbiamo uccidere i nostri nemici, ma vincerli con l\u2019amore. Dobbiamo ricordarci che il male assoluto non esiste, che \u00e8 assoluto solo il Bene che non ha inizio. Il comandamento di non resistere al malvagio (Mt 5, 39) \u00e8 la forma pi\u00f9 efficace di lotta contro il male\u201d. Lottare con la forza significa sostituire una violenza a un\u2019altra violenza, mantenere quindi la dinamica del male. La vittoria ottenuta con la forza \u00e8 sempre una vergogna per l&#8217;umanit\u00e0, e per sua natura non pu\u00f2 durare. La vittoria dei martiri e dei santi, al contrario, \u00e8 vera gloria e rimane per sempre per i secoli dei secoli. Lo prova la storia recente della Russia, per la quale padre Sofronio non cessava mai di pregare e della quale aveva notato il carattere eminentemente paradossale: sofferenze, crimini e drammi senza fine sulla terra, messe di santi in cielo e nella chiesa! \u201cNon c&#8217;\u00e8 nessuna tragedia in Dio\u201d, ha scritto e ripetuto in tutti i modi Padre Sofronio nel libro La preghiera, esperienza della vita eterna. \u201cLa tragedia esiste solo per l&#8217;uomo il cui sguardo non supera i confini della terra. Cristo ha vissuto il dramma di tutta l&#8217;umanit\u00e0, ma in lui stesso non c\u2019era nessuna tragiedia\u201d. Soltanto una pace senza misura\u2026<\/p>\n<p>Nel 1941, padre Sofronio \u00e8 ordinato ieromonaco preso il monastero di San Paolo, e un anno dopo \u00e8 elevato alla dignit\u00e0 di padre spirituale. Da quel momento sar\u00e0 confessore in diversi monasteri. \u00c8 l&#8217;inizio di una paternit\u00e0 spirituale che non ha cessato di essere feconda, neppure dopo il suo ritorno in Europa occidentale nel 1947. Ironia della sorte e segno della Provvidenza, lui che era stato un ufficiale delle truppe che si occupavano della mimetizzazione, il cui scopo era rendere invisibile il visibile, rendeva ora visibile l\u2019invisibile per migliaia di discepoli. Padre Sofronio era un vero staretz, e il capitolo del libro La preghiera, esperienza della vita eterna dedicato alla paternit\u00e0 spirituale lo conferma. Era un uomo in Cristo, preoccupato di incarnare il Logos nella storia e nel cosmo, di trasfigurare la storia e il cosmo nella Luce del Logos. Un uomo del silenzio, attraverso il quale ha parlato la Parola di Dio, e che attraverso le parole ispirate che ha lasciato nei suoi scritti ancora ci aiuta a nascere a noi stessi e alla vita in Cristo. Un uomo della parola, ardente come il salmista, in grado di parlare a ognuno, dal bambino al pi\u00f9 sofisticato filosofo passando per l\u2019operaio pi\u00f9 semplice. Un uomo-preghiera il cui primo pensiero era per Dio, dal quale riceveva la risposta per le mille e una domande dei suoi visitatori. Un uomo che portava in\u00a0 s\u00e9 lo Spirito Santo, capace di leggere i cuori delle persone, condividere le loro gioie e le loro sofferenze, per poi farli aprire all\u2019opera della grazia. Parlare con padre Sofronio significava essere irresistibilmente portati a uno spiazzamento, un superamento: dallo psicologico allo spirituale, dai dettagli e dalle inevitabili cadute della vita quotidiana all\u2019\u201dunico necessario\u201d, dal nostro piccolo \u201cio\u201d alle dimensioni cosmiche dell\u2019Adamo totale, dalla logica del mondo alla \u201cprospettiva inversa\u201d del Vangelo.<\/p>\n<p>Verso la fine del 1943, dando seguito alle richieste dei monaci del monastero di San Paolo, padre Sofronio lascia Karoulia per l\u2019eremo della Santa Trinit\u00e0, nei pressi di Nea Skiti. Le condizioni di vita sono qui molto dure, perch\u00e9 la grotta, isolata e dotata di una piccola cappella, soffriva di abbondanti infiltrazioni d&#8217;acqua. La salute di Padre Sofronio ne risente e dopo due anni lo staretz deve rinunciare ad abitare quella cella. Vive, per un po\u2019 nell&#8217;eremo di Sant\u2019Andrea, che appartiene al monastero di Vatopedi. \u00c8 in quel periodo che sente la necessit\u00e0 interiore di far conoscere al mondo l\u2019esperienza spirituale di San Silvano. Malato, turbato nella sua esichia dal clima anti-slavo che regna al monte Athos, lascia la Santa Montagna per la francia nel febbraio 1947. Un anno dopo pubblica gli sctitti di San Silvano, ai quali aggiunge una profonda analisi della sua vita e del suo pensiero. Poich\u00e9, udite dall\u2019alto, \u201cle parole di vita eterna\u201d di Silvano sono cos\u00ec semplici, cos\u00ec trasparenti, che la loro profondit\u00e0 teologica, l\u2019alto grado di perfezione spirituale che testimoniano, sfuggono alle pi\u00f9 grandi intelligenze dell\u2019epoca. Tradotta in seguito in molte lingue, l\u2019opera \u2013 Starets Silouane, Moine du Mont Athos (\u00c9ditions Pr\u00e9sence) [in italiano Silvano del monte Athos (1866-1938). Vita, dottrina, scritti, Gribaudi] \u2013 \u00e8 diventata un classico della letteratura ascetica ortodossa. Per Padre Emiliano, l\u2019abate del monastero Simonopetra del Monte Athos, essa \u00e8 una \u201cnuova Filocalia\u201d. L\u2019intuizione di padre Sofronio e la sua testimonianza porteranno i loro frutti. Nel 1988, lo staretz Silvano sar\u00e0 canonizzato dal Patriarca di Costantinopoli.<\/p>\n<p><strong> L\u2019unico necessario<\/strong><\/p>\n<p>Vittima di una malattia grave, dopo un difficile intervento che lo ha lasciato debilitato, nel 1951 Padre Sofronio non pu\u00f2 pi\u00f9 tornare al Monte Athos, dove, a causa della guerra fredda, la condizione dei monaci slavi \u00e8 peggiorata. Rimane quindi in quella piccola Russia dell\u2019immigrazione che era Saint-Genevi\u00e8ve-des-Bois, vicino a Parigi. Attratte dal suo irraggiamento spirituale, molte persone con gli orizzonti culturali pi\u00f9 diversi si riuniscono attorno a lui. Nel 1959, dopo aver cercato invano in Francia un luogo adatto per iniziare un\u2019esperienza di vita comunitaria, padre Sofronio parte per l\u2019Inghilterra con alcuni discepoli. Il gruppo si stabilisce a Tolleshunt Knights (Essex), in una vecchia casa parrocchiale in disuso. Nasce cos\u00ec il Monastero di San Giovanni Battista, che prende il nome della sua prima cappella, ornata di icone dipinte da padre Gregoire Krug.<\/p>\n<p>Prima cenobita, poi eremita, infine staretz nel cuore del mondo: il percorso di Padre Sofronio \u00e8 esemplare. In Gran Bretagna, tutti i suoi sforzi sono finalizzati alla costruzione di una \u201cfamiglia spirituale\u201d unita nell\u2019amore e nella ricerca dell\u2019\u201dunico necessario\u201d. Per chi scopre il suo monastero \u00e8 difficile non pensare allo spirito mistico di San Sergio di Radonez (secolo XIV) o di San Nilo Sorski (secolo XV). Come quest&#8217;ultimo, nonostante la sua diffidenza verso la teologia accademica, egli d\u00e0 un grande valore all\u2019attivit\u00e0 intellettuale. Come per lui, il rispetto per l&#8217;unicit\u00e0 della persona prevale sulla regola. Non \u00e8 il typicon, l\u2019insieme di regole e rituali dalla Chiesa che crea l\u2019unit\u00e0 della comunit\u00e0, ma la volont\u00e0 e la piena coscienza di vivere nello Spirito di Cristo. Non il rispetto delle prescrizioni alimentari esteriori, ma la lotta interiore contro i pensieri e l&#8217;attenzione dell\u2019intelletto alla vita della Santa Trinit\u00e0 sono il senso e l&#8217;essenza del digiuno. L&#8217;ascesi non \u00e8 uno scopo in s\u00e9, ma un mezzo per liberarci dal peccato, per purificare il cuore, ricevere la grazia, conformare la nostra volont\u00e0 a quella di Dio, \u201cacquisire l&#8217;amore che ci \u00e8 stato comandato da Cristo\u201d. Il grande pericolo di una regola, nella vita monastica e altrove, \u00e8 quello di incoraggiare la persona a mettersi in regola con se stessa, a sviluppare una \u201ccoscienza come lo stretto dei Dardanelli\u201d, troppo ristretta per cogliere \u201cla maest\u00e0 sovracosmica di Cristo\u201d. L&#8217;unica regola valida in realt\u00e0 \u00e8 Cristo, con il quale, a rigore, non possiamo mai \u201cessere in regola\u201d e di fronte al quale il nostro pentimento non avr\u00e0 fine sulla terra.<\/p>\n<p>Per questo il monastero di\u00a0 San Giovanni Battista non avr\u00e0 regole, ma solo un orario. Una strutturazione della giornata in tre tempi: il pasto, il lavoro e soprattutto la preghiera, liturgia e invocazione del Nome. Per padre Sofronio, la liturgia non era semplicemente \u201cun atto di fede rispettosa, ma la contemplazione del Dio-uomo all\u2019opera, la Pasqua del Signore sempre presente con noi\u201d. Diceva: \u201cSe la salvezza in Cristo \u00e8 l&#8217;unico scopo della nostra vita, tutto ci\u00f2 che facciamo pu\u00f2 diventare atto di preghiera. La nostra vita quotidiana deve essere una liturgia ininterrotta\u201d.<\/p>\n<p>Il fondamento spirituale del monastero di San Giovanni Battista era, naturalmente, l&#8217;insegnamento di San Silvano. Non la ricerca di stati mistici particolari, di contemplazioni sublimi, ma piuttosto una vita semplice, eucaristica, evangelica. Alla sequela di Cristo \u201covunque Lui vada\u201d (Ap 14, 4). Se il fine \u00e8 chiaro \u2013 raggiungere la salvezza, essere deificati \u2013 il mezzo non lo \u00e8 di meno: fare dei comandamenti di Cristo la legge unica e immutabile dell\u2019essere Per padre Sofronio, ispirato da san Gregorio Palamas (secolo XIV), i comandamenti non sono delle norme etiche, ma delle \u201cenergie divine\u201d. Sono il riflesso sulla terra della Vita eterna: \u201cDimorando nei suoi comandamenti, diventiamo organicamente simili al Cristo. La sua vita diventa la nostra vita, la sua coscienza la nostra coscienza, il suo pensiero il nostro pensiero\u201d.<\/p>\n<p>I comandamenti di Cristo, che aprono le porte dei cieli qui sulla terra, padre Sofronio li sintetizzer\u00e0 in una sola formula, liturgica, che non cesser\u00e0 di ripetere: \u201cSforzatevi di trascorrere la vostra giornata senza peccato\u201d. Senza peccato, cio\u00e8 santamente. Senza ferire il prossimo, ma mettendosi al suo servizio e assumendo le sue eventuali debolezze. Nella coscienza, tesa all\u2019estremo, della presenza permanente e invisibile di Dio, qui e ora: \u201cVegliate affinch\u00e9 non ci sia nulla d\u2019impersonale nella vostra vita. Siate attenti a vivere come se doveste rispondere di ogni movimento del cuore e dell\u2019intelletto davanti a tutta l&#8217;umanit\u00e0. Che il vostro spirito rimanga, giorno e notte, l\u00e0 dove \u00e8 Cristo\u201d. Impegnativo fino all&#8217;estremo, questo atteggiamento interiore implica una lotta instancabile contro le passioni e le loro energie cosmiche: i pensieri. \u00c8 a questa cultura dello spirito, vera \u201cscienza delle scienze\u201d per la quale non si pu\u00f2 ricevere un diploma che nell\u2019aldil\u00e0, che padre Sofronio, il quale ne era un maestro, esortava i suoi figli spirituali.<\/p>\n<p>Sforzarsi di vivere senza peccato, assumere su di s\u00e9 la debolezza degli altri. Semplice e profondo, questo programma spirituale era anche, per Padre Sofronio, la via per l&#8217;unit\u00e0 dei cristiani. \u201cChe ognuno, l\u00e0 dove Dio lo ha posto, fatichi per acquisire lo Spirito Santo, e Dio far\u00e0 il resto.\u201d Per diverse ragioni\u00a0 padre Sofronio non credeva minimamente nel ecumenismo istituzionale, ma viveva, nell\u2019accoglimento e nella carit\u00e0, l&#8217;ecumenismo del cuore. Lo dimostrano i circa mille ospiti, un gran numero nei quali non ortodossi, che il monastero di San Giovanni Battista accoglie ogni anno. Attraverso la preferenza di un\u2019iconografia leggermente naturalistica, la preoccupazione di celebrare la liturgia nelle lingue vernacolari, la costituzione in ufficio della preghiera di Ges\u00f9, l\u2019importante lavoro di traduzione svolto dai suoi discepoli, il dialogo e l\u2019amicizia spirituale con molti cristiani di altre confessioni, padre Sofronio \u00e8 stato, per citare l\u2019espressione di Olivier Cl\u00e9ment, un vero \u201cpassatore\u201d tra l&#8217;Oriente e l\u2019Occidente cristiano, uno dei grandi testimoni di questo secolo dell&#8217;universalit\u00e0 dell\u2019Ortodossia.<\/p>\n<p>Dopo un inizio difficile, in un ambiente al tempo stesso indifferente e sospettoso, il monastero di San Giovanni Battista, che nel 1965 entra a far parte della giurisdizione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, crescer\u00e0 fino a contare oggi circa venticinque monaci e monache di dodici nazionalit\u00e0 diverse. Ritrovando i suoi vecchi carismi, padre Sofronio apre un laboratorio di iconografia, e insieme ai suoi monaci e soprattutto alle sue monache, orna di affreschi il refettorio e la nuova chiesa, dedicata oggi a San Silvano. Prende anche la penna e scrive libri e articoli. In francese, pubblica Sa vie et la mienne (Cerf, 1981), La felicit\u00e9 de conna\u00eetre la voie (Labor et Fides, 1988), De vie et d\u2019esprit (Le Sel de la Terre, 1992) e soprattutto la sua autobiografia spirituale: Voir Dieu tel qu&#8217;il est (Labor et Fides, 1984). [L\u2019ultimo di questi libri \u00e8 stato edito anche in Italia, con il titolo Vedremo Dio com\u2019\u00e8, da Servitium; sono inoltre disponibili in italiano: Ascesi e contemplazione, Servitium; Le omelie, Citt\u00e0 Nuova.]<\/p>\n<p>Monaco, eremita, sacerdote, confessore, padre spirituale, fondatore di un monastero, iconografo, autore liturgico, scrittore, \u201cmissionario\u201d. I carismi di padre Sofronio furono innumerevoli, e la sua personalit\u00e0 molteplice fu di conseguenza profondamente paradossale. Se la sua vita spirituale fu come una \u201clinea ad alta tensione\u201d tra il Giardino di Getsemani e il Monte Tabor, la sua attivit\u00e0 apostolica si \u00e8 svolta tra nova et vetera, novit\u00e0 e tradizione. Erede di sant&#8217;Ireneo di Lione (sec. II) nella sua lotta contro lo gnosticismo e nella visione \u201cricapitolatrice\u201d dell\u2019Adamo totale, discepolo di san Macario l\u2019Egiziano (sec. IV) nella concezione della grazia, cugino di san Massimo il Confessore (sec. VI-VII) nella sua duplice natura di asceta e metafisico, fratello di san Simeone il Nuovo Teologo (sec. X-XI) nella devozione verso il suo maestro e nella sua verve autobiografica, palamita nel suo avvicinamento alla luce increata ed ai comandamenti di Cristo, figlio della grande tradizione russa di un Cristo chenotico, padre Sofronio \u00e8 interamente immerso nella tradizione della Chiesa. Ma \u201ctradizione\u201d non era per lui semplicemente sinonimo di ripetizione e conservazione. Cos\u00ec non ha esitato a immaginare nuovi simboli (la terra al centro del cosmo, sormontata da una croce bizantina), a rinnovare l&#8217;iconografia (Giuda che abbandona l&#8217;Ultima Cena), a creare preghiere liturgiche, a permettere la creazione di una comunit\u00e0 monastica \u201cdoppia\u201d, composta da uomini e donne. Una \u201ctradizione\u201d che significa creazione nello spirito e riappropriazione personale!<\/p>\n<p>Padre Sofronio, per riprendere una sua frase, \u00e8 entrato \u201cnel silenzio e nella Luce dell\u2019eternit\u00e0\u201d l\u201911 luglio 1993. Stava per compiere novantasette anni. \u201cCome \u00e8 possibile unire lo spirito, che \u00e8 somiglianza dell\u2019Assoluto, la terra?\u201d, si domandava. Per tutta la sua vita era stato impegnato dal mistero dell\u2019uomo, \u201cspirito\u201d puro e libero in un corpo sottomesso alle forze cosmiche. Si pu\u00f2 dire che egli abbia vissuto questo mistero con tutto il suo essere, fino alla fine. Tutti quelli che lo hanno incontrato poco prima della sua morte sono stati colpiti dal contrasto tra l&#8217;estrema debolezza del suo corpo, che non era pi\u00f9 in grado di sorreggerlo, e la vivacit\u00e0 fiammeggiante del suo intelletto. Come ebbe a dire uno dei suoi amici, \u201cla fiamma dello Spirito ha bruciato e trasfigurato in lui anche l&#8217;ultima particella di materia\u201d.<\/p>\n<p>Estratto dal libro di padre Sofronio, La pri\u00e8re, exp\u00e9rience de l\u2019\u00e9ternit\u00e9, \u00c9ditions du Cerv \u2013 Le Sel de la Terre, 1998, riprodotto in <a href=\"http:\/\/www.pagesorthodoxes.net\/saints\/silouane\/sophrony-vita.htm\">http:\/\/www.pagesorthodoxes.net\/saints\/silouane\/sophrony-vita.htm<\/a>. Traduzione di padre Gabriel Popescu e Renato Giovannoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maxime Egger \u201cIo sono\u201d &#8220;Il Signore \u00e8 ineffabilmente generoso, ma si dona a ognuno di noi nella misura in cui, liberamente, siamo pronti a riceverlo&#8221;, scriveva padre Sofronio. 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